
Quando penso alla parola strega, la prima immagine che mi viene in mente è sempre la stessa: una donna un po’ strana, con il cappello a punta, una scopa e… probabilmente un gatto accanto.
E forse è proprio da lì che dovremmo iniziare.
Perché quella figura, così semplice e quasi caricaturale, nasconde in realtà qualcosa di molto più profondo.
La strega, il gatto… e tutto quello che non si dice
Perché parlo di streghe in un blog di donne?
Perchè le donne sono sempre state associate a qualcosa di negativo da sempre, dalle gattare alle streghe o a termini poco lusinghieri.
(E poi mi tornano in mente certe cose studiate in sociologia… su come tutto ciò che non si controlla venga etichettato. A volte anche con nomi decisamente poco creativi.)
C’è sempre stato qualcosa di familiare nella figura della strega. Qualcosa che temiamo ma che in fondo ci affascina.
Forse è il suo stare ai margini, il suo essere diversa, indipendente, non completamente comprensibile.

E poi c’è il gatto.
Non è un caso che le streghe siano quasi sempre accompagnate da un gatto: creature autonome, misteriose, affettuose ma alle loro condizioni.
Un po’ come le donne che non si piegano alle aspettative.
Forse è per questo che, in un certo senso, la figura della strega ci somiglia più di quanto pensiamo.
Da donna saggia a donna da temere
Un tempo, la “strega” non era qualcosa di negativo. Era una donna che conosceva le erbe, che curava, che ascoltava, che sapeva.
Una donna con conoscenza. E forse è proprio questo il punto.
Con il tempo, tutto questo è stato trasformato in qualcosa di pericoloso. La società ha iniziato ad avere paura di ciò che non riusciva a controllare:
donne indipendenti, libere, fuori dagli schemi.
Sono state associate a qualcosa che temevano e che non conoscevano del tutto.
E così sono diventate “streghe”.
E se la strega non fosse mai stata il problema?

Oggi qualcosa è cambiato.
Le streghe che vediamo nei film, nelle serie, nei libri non sono più figure da temere.
Sono complesse, forti, imperfette — e incredibilmente umane.
Pensavo a Sabrina vita da strega o a Bonnie Bennett in The Vampire Diaries,
Non fanno paura. Anzi — ci riconosciamo in loro.
Le streghe non sono mai esistite, tranne che nella mente delle persone. Tutto quello che c’era nei tempi antichi era alcune donne e uomini che hanno creduto nelle cure a base di erbe e nel folklore e nella voglia di volare. Streghe? Siamo tutti streghe in un modo o nell’altro. Siamo tutti streghe sotto la pelle. Ian Rankin
Essere “strega” oggi
Oggi la parola “strega” non parla più di magia nel senso classico.

Parla di:
- autonomia
- identità
- libertà di scegliere
- coraggio di essere diverse
Non serve lanciare incantesimi. Anche se, a volte, la tentazione c’è.
A volte basta dire “no”.
A volte basta scegliere se stesse.
Le streghe che mi piacciono di più
Ci sono streghe che non urlano, non fanno spettacolo, non cercano attenzione.
Sono quelle che sanno cosa stanno facendo.
Come quelle raccontate da Terry Pratchett nel Mondo Disco:
donne pratiche, intelligenti, ironiche.
Non perfette.
Ma profondamente libere.
Se c’è una caccia alle streghe, vado prima di tutto a sentire le ragioni delle streghe. Indro Montanelli
Cultura pop e nuovi immaginari

Anche la cultura pop ha fatto la sua parte.
Nel mondo di Harry Potter, ad esempio, le streghe non sono definite dal loro genere, ma da ciò che sanno fare, da chi scelgono di essere.
E forse è proprio questo il cambiamento più importante:
non è più una questione di etichette.
La verità sulle “streghe”
Per secoli, “strega” è stato un modo per definire chi non rientrava negli schemi.
Oggi può diventare il contrario:
un modo per rivendicare chi siamo.
Non perfette.
Non sempre comprese.
Ma autentiche.
Conclusione
Forse la strega non è mai stata qualcosa da temere.
Forse è solo una donna che non ha chiesto il permesso.
Che ha scelto di ascoltarsi, anche quando era più facile adattarsi.
Forse è quella parte di noi che vuole essere libera, scegliere, sbagliare, cambiare…
e stare bene anche da sola, nel proprio spazio, nel proprio silenzio.
Magari con un gatto accanto.
Che non ti segue per bisogno, ma perché ti ha scelta.
E a pensarci bene,
forse essere “un po’ strega” non è mai stato un difetto.
Forse è sempre stato un modo per restare fedeli a se stesse.

