
E torniamo a parlare di Asterischi.
Oggi parliamo di una nuova categoria:
Quella che non ti vuole… ma che non se ne va mai davvero.
C’è.
Ti vuole, ma non ti vuole.
Poi semplicemente… sparisce.
E poi torna.
Come le notifiche quando meno te le aspetti.
Come i calzini spaiati.
Come quel messaggio che arriva proprio quando avevi finalmente smesso di pensarci… magari mentre stai caricando la lavatrice.
“Ciao, come stai?”
Io lì, con il plaid addosso, i calzini spaiati e i capelli improponibili, la lavatrice a metà.
Lo guardi.
Lo leggi.
Rileggi il nome.
Ma ce l’ha con me?
Ma ha scritto davvero a me?
E tu, che fino a poche settimane prima avevi pensato a quanto stessi meglio senza di lui…

“No no, non gli rispondo. Ho un orgoglio, io. Ma scherziamo…”
E invece, dopo dieci minuti — giusto il tempo di tirartela un po’ — RISPONDI.
Una cretina.
Dieci minuti, poi.
Ma come diamine si fa ad essere cosi?
Perché l’ho fatto? Perché sono andata contro i miei principi? Ma che problema ho?
La verità è che non è lui che torna.
È quell’abitudine strana a rimettere in discussione tutto appena qualcuno bussa di nuovo.
E tu lo sai già come andrà.
Sai già che non è cambiato niente.
Che sparirà di nuovo.
Ma per un attimo… per un attimo minuscolo e stupido… vuoi vedere se stavolta è diverso.
Spoiler: NO.
La magia del ritorno
Quando spariscono, fa male.
Quando tornano, sembra quasi bello.
Non perché sia cambiato qualcosa.
Ma perché, nel frattempo, hai avuto il tempo di:
- idealizzarli
- dimenticare i motivi per cui non funzionava
- riempire i silenzi con ipotesi più gentili della realtà
E così il loro ritorno sembra una risposta.
Ma spesso è solo una riapertura.
Perché tornano?
Non è sempre dispetto.
Ma quasi mai è chiarezza.
Tornano perché:
- gli manchi, ma non abbastanza da restare
- si sentono soli
- in quel momento si annoiavano e avevano bisogno di una piccola conferma
- vogliono capire se ci sei ancora
- cercano conferma, non una relazione
- oppure gli è andata male con la tipa che gli piaceva davvero… e fanno un giro di ritorno
Eh sì. A volte la seconda — o terza — scelta sei tu.
La verità è questa: tornano per vedere se la porta è ancora aperta. Non per entrarci davvero.
Tipo quello che sparisce per due mesi e poi ricompare con “scusa, periodo incasinato, non avevo testa”, come se fosse una giustificazione universale.
Mi è successo anche che sparissero per un anno e poi, toc toc: “come stai?”

E noi perché rispondiamo?
Questa è la parte interessante.
Non è debolezza.
È che il ritorno attiva qualcosa.
Tipo quando ti dici “tanto non mi interessa più” e invece stai già rileggendo il messaggio tre volte con quel sorrisetto compiaciuto e anche un po’ cretino.
Tipo:
- la speranza (“magari stavolta è diverso”)
- l’ego (“mi ha cercata”)
- la curiosità (“vediamo cosa vuole”)
- il bisogno di chiudere qualcosa che non è mai stato chiuso davvero
E poi c’è una cosa ancora più sottile: il cervello non ama le storie incompiute.
Le vuole finire. Anche a costo di riaprirle.
Il problema
Il problema non è che tornano.
Il problema è che tornano uguali.
Stesso modo di scrivere.
Stessa ambiguità.
Stessa assenza di direzione.
Magari con una frase in più, tipo:
“Scusa se sono sparito…”
Ma senza nessuna reale intenzione diversa.
E tu lo senti.
Lo sai.
Ma rispondi lo stesso.
Il ciclo infinito
Funziona più o meno così:
- Sparisce
- Ti abitui alla sua assenza
- Torna
- Ti riagganci
- Sparisce di nuovo
E ogni volta sembra diverso.
Ma non lo è.
È solo più veloce.
La verità (quella un po’ scomoda)
Non ci caschiamo perché siamo ingenue.
Ci caschiamo perché:
- speriamo che questa volta sia quella giusta
- confondiamo il ritorno con l’interesse
- pensiamo che il tempo abbia cambiato qualcosa
Ma il tempo, da solo, non cambia le persone. Al massimo cambia la distanza tra una sparizione e l’altra.

La svolta
Arriva quando smetti di chiederti:
“Perché è tornato?”
E inizi a chiederti:
“Io perché gli sto riaprendo la porta?”
Perché la verità è questa: loro tornano.
Ma sei tu che li fai rientrare.
A me personalmente passa nel momento in cui non me ne accorgo neanche.
Non sono felice del messaggio, della chiamata.
Anzi, quasi mi annoia. Lascio il messaggio o la chiamata lì per ore, a mantecare.
Me la dimentico, perfino.
E allora sì, lì capisco che sono oltre.
E posso sganciarmi.
Morale della storia
Non è il ritorno il problema.
È l’illusione che porta con sé.
Una persona che vuole esserci…
non sparisce.
E soprattutto non ha bisogno di tornare.
Perché non se n’è mai andata davvero.
🐱
Il gatto non risponderebbe.
E a te?
Quante volte è capitato di finire in un loop infinito?


