Gli asterischi piccoli (quelli che sottovaluti)

Volevo tornare a parlare di asterischi.

Oggi però mi concentro su quello più piccolo.
Quello che sembra innocuo. Lineare. Quasi rassicurante.

Quello che pensi: “Vabbè, ci sta.”

Spoiler: non ci sta.

Oggi parliamo del più subdolo di tutti:

il “sì, però”.

Sì, però

Che cos’è?

È quella relazione che… c’è. Ma non del tutto.

Messaggi quotidiani.
“Buongiorno.”
“Buonasera.”
“Che fai?”
“Usciamo?”

E poi…

Sì, però.

Non ti dice no.
Ma non ti dice nemmeno sì davvero.

In pratica: presenza con riserva.

All’inizio è tutto facile

Vi scrivete.
Vi cercate.

Ti piace.
Gli piaci.

Magari ti corteggia anche.
Elegante. O anche un po’ sexy, volendo.

(tralasciando magari il gusto per certi calzini o per le camicie… ma vabbè, non è il punto)

Vi vedete.
Ridete.
State bene.

Scene normali, quasi da film indipendente:

Tu che passi da casa sua e trovi il padre in pigiama.

Lui che si giustifica: “sono passato a trovare mio figlio, mi serviva un cacciavite”

Tu: “le faccio un caffè?”

Lui: “no no, grappino e vado a letto”

E se lo versa da solo.

Suo figlio che guarda la tv e non si scompone.

E tu lì, dentro una cosa che sembra… vera.

Una sera ti porta il gelato.
Un’altra la frutta, così, a caso — fase salutista improvvisa.
Un’altra ancora andate a tirare con l’arco.
O al lago.

Piccole cose. Belle.

Quelle che ti fanno pensare: “ok, ci siamo.”

E invece… arriva lui

Il “sì… però”.

Quando il “però” inizia a farsi sentire

All’inizio è leggero. Quasi invisibile.

“Sì, ci vediamo… però dipende.”
“Sì, mi fa piacere… però questa settimana sono incasinato.”
“Sì, mi piaci… però non lo so.”

E tu?

Non ci fai troppo caso.

In fondo al lago stavate bene.
Ti sei pure portata via i sassolini.

E poi lui ti scrive tutti i giorni.
Anzi, ti pinga se sparisci:

“Tutto ok? Dove eri finita?”

Sì… però.

Solo quando gli va.
Solo quando non ha altro.
Solo quando non ti dà buca.

Solo quando non ci sono gli amici.

Tu senti il sì.
Il però lo abbassi di volume.

Il problema è che il “però” cresce

Non resta piccolo.

Si allarga.
Si infila ovunque.

Tra le parole e i fatti.
Tra quello che sembra e quello che è.

E tu inizi ad adattarti

Aspetti.
Capisci.
Giustifichi.

Perché ti attacchi alle cose belle.

“Vabbè, è un periodo.”
“Vabbè, ha tanto da fare.”
“Vabbè, almeno è sincero.”

(questa è sempre la mia preferita, tra l’altro)

E nel frattempo…

Ti ritrovi in una relazione che esiste a metà.

Cos’è davvero il “sì, però”

È una presenza intermittente.

C’è quando è facile.
Scompare quando serve davvero.

Tipo il Wi-Fi nei momenti importanti.

Ti dà abbastanza per restare.
Ma mai abbastanza per stare bene.

E a un certo punto sei a metà anche tu.

Così a metà che diventa difficile perfino dire “ciao”.

La zona grigia

E la cosa più complicata?

Non puoi nemmeno arrabbiarti fino in fondo.

Perché tecnicamente… non ti ha mai promesso niente.

Non ha detto “ci sono”. Ma non ha mai detto nemmeno “non ci sono”.

È sempre lì. In mezzo.
Comodissimo.

E tu ti ci sei aggrappata.

Il momento in cui lo capisci davvero

Provi a fare una cosa: ridimensionare il “però”.

Lo sposti.
Lo ignori.
Lo trasformi in dettaglio.

Ma non funziona.

Perché a un certo punto lo vedi per quello che è:

Non è un ostacolo.
È la struttura.

(E no, non è ristrutturabile.)

La verità (quella scomoda)

Non è qualcosa che si risolve.

È il modo in cui quella persona funziona.

E puoi aspettare quanto vuoi… ma non diventerà mai un sì pulito.

Quando qualcuno vuole esserci davvero,
Il “però” esiste… ma non guida tutto.

La domanda giusta

Non è più:

“Perché fa così?”

Ma diventa:

“Io quanto tempo voglio vivere in un però?”

La verità (quella che già sai)

Perchè la verità, diciamocela tutta è che non gli piaci abbastanza.

Lo sai

Ma non lo sai.

Perché non ti va di saperlo fino in fondo

La svolta

Perché restare in un “sì, però” significa abituarsi al mezzo.

All’inizio sembra poco.
Poi diventa normale.
Poi diventa quello che pensi di meritare.

La svolta arriva quando smetti di ascoltare il sì… e inizi a prendere sul serio il però.

Morale della storia

Un “sì” con troppe condizioni non è un sì.

È un modo gentile per non scegliere.

E tu vuoi essere “non scelta”?

🐱
Il gatto non accetterebbe il “sì, però”.

O sì.
O no.

E soprattutto…
non resta dove deve interpretare.

E tu?
Ti è mai capitato di restare in qualcosa che era sempre… a metà?


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