Puff.

Parliamo di quelli che spariscono.

No, non i maghi.

Quelli che fino a ieri c’erano. E oggi… puff. Svaniti.

O quasi.

Perché ormai nessuno sparisce davvero. Prima ti mandano un messaggio. Uno di quei messaggi brevi.

Educati.

Confezionati con cura. Di quelli che sembrano scritti dopo aver consultato una guida pratica intitolata:

“Come andarsene senza sembrare uno stronzo.”

Il concetto è quasi sempre lo stesso.

“Non sei tu. Sono io.”

Una frase che ormai andrebbe protetta dall’UNESCO.

La usano tutti.

Quelli sensibili. Quelli profondi. Quelli complicati. Quelli che “nessuno li capisce”. Quelli che credono di essere diversi da tutti gli altri.

E invece eccoli lì.

Perfettamente uguali.

Con la stessa frase. Le stesse parole. Lo stesso copione.

Ora.

Io non sto dicendo che non sia vero.

Magari è davvero lui.

Magari sta male. Magari è confuso. Magari è incasinato.

Magari non riesce a gestire la propria vita, figuriamoci una relazione. A volte ci sono persone che fanno fatica persino a gestire se stesse.

Ci credo.

Davvero.

Il problema non è quello. Il problema è che a un certo punto alcune persone decidono da sole cosa puoi sopportare. Decidono che è meglio sparire. Che è meglio chiudere. Che è meglio interrompere.

Per il tuo bene. Per il loro bene. Per il bene dell’universo. Non lo so.

E tu resti lì.

Con una strana sensazione. Perché non sei arrabbiata. O almeno non solo. Se qualcuno ti tratta male, è facile.

Ti arrabbi.

Lo mandi mentalmente a quel paese. E anche non mentalmente, a volte.

Fine.

Quando invece sai che una persona sta male, che è fragile, che è in difficoltà… succede una cosa diversa.

Cerchi di capirla. Cerchi di giustificarla. Cerchi persino di aiutarla.

E lì esce quella parte di te che vorrebbe sempre aiutare. Anche quando nessuno l’ha chiesto. Quella che mi fa pensare che con abbastanza pazienza, ascolto e buona volontà si possa aggiustare quasi tutto.

E mentre fai tutto questo, dimentichi una cosa fondamentale.

Che ora ci stai male anche tu.

La verità è che capire qualcuno non impedisce di restarci male.

Avere empatia non cancella il dolore.

Sapere che una persona soffre non rende meno vuoto il posto che lascia. Le due cose possono esistere insieme.

Posso capire e posso essere triste.

Posso rispettare la tua scelta. E pensare che sia stata una scelta sbagliata.

Posso augurarti il meglio. E desiderare che le cose fossero andate diversamente.

Forse è questo che mi lascia sempre perplessa.

Non quelli che se ne vanno. Quelli esistono da sempre.

Ma quelli che pensano di sparire per proteggerti. Come se l’assenza facesse meno male della presenza imperfetta. Come se decidere per due fosse una forma di gentilezza.

Comunque.

Questa settimana dovevo scrivere un articolo divertente sul mio talento naturale nel fare casino.

E invece eccomi qui. A scrivere di persone che fanno sparire se stesse.

Che in fondo è un altro tipo di casino. Solo molto meno divertente.

Anche il mio gatto sparisce.

A volte per qualche ora.

A volte per un giorno.

Una volta credo abbia deciso di fare un tour guidato del quartiere senza avvisarmi.

Poi torna.

Con la faccia di chi è appena rientrato da una missione diplomatica internazionale.

Qualche orecchietta ammaccata, qualche graffio, pelo sporco.

Mangia.

Mi guarda.

E pretende pure di essere accolto come un eroe.

Però c’è una differenza.

Quando il gatto sparisce, io non sto tranquilla.

Per niente.

Controllo dalla finestra. Guardo il cancello. Tendo l’orecchio a ogni rumore.

Mi invento almeno quindicimila scenari catastrofici.

Perché quando tieni a qualcuno, l’assenza non è mai neutra.

L’assenza occupa spazio. Ti fa fare domande. Ti fa immaginare risposte. Ti fa aspettare.

E forse è per questo che faccio fatica a capire quelli che spariscono dalle vite degli altri pensando di fare la cosa giusta.

Perché non è vero che l’assenza protegge. Non è vero che non lascia tracce.

Chi resta non vive quelle ore, quei giorni o quei mesi con serenità.

Li vive chiedendosi cosa sia successo.

Se stai bene.

Se stai male.

Se tornerai.

O se quello era l’ultimo saluto senza che nessuno lo avesse chiamato così. Forse è anche per questo che preferisco le persone che parlano.

Magari male. Magari con fatica. Magari dicendo cose che non vorrei sentire. Ma almeno restano umane.

Perché sparire sarà anche più semplice. Ma raramente è più gentile.

E forse è questo il punto. Non pretendo che tutti restino.

Le persone hanno il diritto di andarsene. Ma credo abbiano anche il dovere di farlo senza trasformarsi in fantasmi.

Si sa, i fantasmi non abitano le case. Abitano le domande che lasciano dietro di sé.

I 7 segnali che sta per sparire

Diciamocelo: quando sta per sparire, i segnali ci sono.

Sempre.

Sono lì, belli in vista, che sventolano come bandiere rosse.

Ma noi? Noi li ignoriamo con una dedizione che meriterebbe un premio. 😌🐱

Lascia un commento